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Corriere del Mezzogiorno Domenica 19 Agosto 2018 NAPOLI NA5

Metrò, stazione di Salvator RosaOpere imbrattate dai graffitariDa Cucchi a Paladino, installazioni divorate anche da ruggine e muffe

NAPOLI Alcune opere che cir-condano la Metro Art-SalvatorRosa, sulla collina del Vomero,furono collocate in quello spa-zio pubblico con un preciso in-tento: essere partecipi dellaquotidianità, affinché il “mes-saggio” potesse giungere diret-to al cuore dell’osservatore. MaSalvatore e Mimmo Paladino,Enzo Cucchi, Lucio Del Pezzo egli altri autori non immagina-vano che a mediare tra la crea-zione artistica e la convulsa vitacittadina ci avrebbero pensato igraffitari, imbrattando e dan-neggiando le istallazioni deiprotagonisti dell’arte contem-poranea.

Con la muffa e la ruggine cheintegra l’azione dei vandali di-vorando lentamente le struttu-re. Eppure le stazioni dell’artesono davvero un moderno pa-

gallerie. Realizzando però nel2001 la nuova fermata della me-tropolitana di via Salvator Rosa,si era tentato un esperimentopiù ardito.

Alcuni lavori dovevano usci-re dal tunnel e stare in mezzoalla gente, tra le panchine e i ru-deri romani, tra le aiuole e lescale mobili, addirittura sullefacciate dei palazzi circostanti.Un’arte nel mondo che ognunoavrebbe potuto ammirare re-candosi al lavoro o portando aspasso il cane. Un valore ag-giunto per il quartiere, ma an-che una scommessa sul sensocivico dei residenti che avreb-bero dovuto vivere quel benecon orgoglio e tutelarlo. Un po’come accade per le edicole del-la Madonna o San Pio sparseper i vicoli della città, che nes-suno si sognerebbe di sfiorare

con un dito. Ebbene, la scom-messa di Salvator Rosa è statapersa. Emblematica la sculturain acciaio di Mimmo Paladinosul piazzale dei giochi. Quil’esponente della Transavan-guardia ha lasciato la sua enor-me mano aperta con un esoteri-co orologio poggiato sul palmo.

Il basamento è come unaporta che ci conduce versol’ignoto, ma i geroglifici che nehanno ricoperto le pareti arrug-ginite hanno origini tutt’altroche misteriose. Come gli ottusiinterventi spray praticati sullosterminator Vesevo riprodotto da Enzo Cucchi su piastrellegialle e grigie. E che dire dei to-tem di Salvatore Paladino, ziodi Mimmo? Vilipesi, consuma-ti, insultati da amanuensi sacri-leghi. Sono ispirati alle avven-ture di Pinocchio, ma pare chele favole non interessino più anessuno. Neanche all’Anm e alComune.

Ce ne rendiamo conto incol-lando il naso sull’opaco cristal-lo di una porta-finestra dellapiccola cappella neoclassica nascosta tra gli alberi del piaz-zale. Attraverso l’unica porzio-ne di vetro lasciata libera daigraffiti, scorgiamo all’interno ledue opere di Lucio Del Pezzo siergono su un pavimento lurido,strette da mura in parte sgreto-late, verdi e nere di muffa. «Ilvalore dell’opera d’arte cammi-na di pari passo all’idea di benedi tutti da curare che purtropponon è valore diffuso — ci ricor-da la giornalista e curatrice diprogetti artistici Patrizia Varone—. E’ per questo motivo che an-drebbe tutelata».

Marco Molino© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il caso Le cisterne di idrocarburispaventano Torre Annunziata«Fermate la costruzione»Sono due, si aggiungeranno alle altre sette. Appello a Di Maio

NAPOLI La costruzione in corsolungo il litorale di Torre An-nunziata di altre due cisternedi idrocarburi, in aggiunta al-le sette già presenti da alcunidecenni, sembra avere tutte lecaratteristiche di una condi-zione “esplosiva” sul pianosociale, ambientale e della sa-lute delle persone.

Diverse centinaia di cittadi-ni per ben due volte hannoprotestato in pubblico con cortei per le strade cittadine.Le conseguenze potrebberoessere anche giudiziarie: il co-ordinamento promosso daicomitati “Salera” e “Gente delSarno” ha presentato un cir-costanziato esposto alla Pro-cura della Repubblica che faseguito ad un dossier illustra-to alla “Commissione specialeEcomafie e Terra dei fuochi”della Regione Campania.

Nel documento si indivi-dua la “Terra dei fuochi diTorre Annunziata”. Il territo-rio va dal molo di levante delporto torrese — oltre il qualesorgono le cisterne — includeun tratto di spiaggia-discaricae ruderi contaminati di siti in-dustriali, fino alla foce del su-perinquinato fiume Sarno.

L’area è al centro del Golfo diNapoli, nel luogo dove la lineadi costa si incunea nel territo-rio sito Unesco per la presen-za delle aree archeologiche diPompei e Oplontis, «la cuievidente vocazione turistica — spiegano a gran voce i co-mitati — è incompatibile conattività potenzialmente peri-colose e inquinanti». L’area diespansione delle cisterne è sottoposta a monitoraggiodell’Arpac per il «superamen-to della soglia di contamina-zione — è scritto nell’esposto— dovuta alla presenza di al-cune sostanze anche cancero-gene come il Tetracloroetile-

petenze della direzione attivi-tà produttive su atti adottatidall’amministrazione comu-nale di Torre Annunziata rela-tive al permesso a costruire ri-lasciato alla Isecold». All’ulti-mo corteo dei comitati al gri-do di “stop cisterne” hapartecipato anche il sindacodi Torre Annunziata VincenzoAscione, contestato però daimanifestati per le «inadem-pienze e l’indifferenza che si trascinano da diverse ammi-nistrazioni locali». La difesadel primo cittadino (alla gui-da di una giunta Pd e civiche)è stata che «non poteva farnulla».

Lo scetticismo e la rabbiadei comitati rimane alto per-ché i lavori vanno avanti, pursperando nell’azione del go-verno il cui imminente inter-vento è stato confermato daldeputato del M5S, Virginia LaMura. «Il ministro Di Maio siè allarmato per la vicenda —ha scritto — e mi ha assicura-to interventi rapidi». Intanto,la paura dei cittadini che abi-tano nei dintorni delle cister-ne è alle stelle.

Antonio Irlando© RIPRODUZIONE RISERVATA

La vicenda

Realizzando nel 2001 la nuova fermata della metropolitana di via Salvator Rosa, si era tentato un esperimento più ardito: portare l’arte anche all’esterno delle fermate della metro

Un valore aggiunto per il quartiere, ma anche una scommessa sul senso civico dei residenti che avrebbero dovuto vivere quel bene con orgoglio e tutelarlo

ProtestaLo striscione dei comitati civici. Chiedono a gran voce di bloccare la costruzione di altre due cisterne

IncuriaI lavoriartisticinoninteressanoa nessunoNé ad Anme neancheal Comune

ne». L’Arpac, in sede di audi-zione il 21 giugno scorso incommissione Ambiente dellaRegione, ha confermato lacontaminazione della faldaacquifera.

Recentemente l’assessorealle Attività produttive Anto-nio Marchiello, rispondendoad un question time promos-so dalla consigliera regionaleFlora Beneduce, ha accresciu-to nei comitati i dubbi sullaregolarità delle procedureadottate. «Attualmente nonrisultano richieste di atti d’in-tesa con il ministero – haspiegato Marchiello — nétantomeno si rivelano com-

Artisti Sopra, una delle operedi Salvatore Paladino; sotto, quella di Enzo Cucchi e i suoi Vesuvi

Il dossier

Il coordina-mento promosso dai comitati “Salera” e “Gente del Sarno” ha presentato un circostanziato esposto alla Procura della Repubblica

Un documento che fa seguito ad un dossier illustrato alla “Commissione speciale Ecomafie e Terra dei fuochi” della Regione

Il commentoSviluppopiù difficileper il Suddi Salvo Iavarone

SEGUE DALLA PRIMA

Un Sud che a volte apparepoco comprensibile. Da ulti-mo rapporto Srm: investi-menti privati in aumento del40%, export che cresce; comepure la presenza turistica.Imprese attive: + 0,4%, le startup innovative: + 31,1 %.

Anche il Pil non è male. Maallora va tutto bene? Perchéci si lamenta? La risposta nontarda a rendersi visibile,quando si porta l’agenda sul-la pagina dei giovani: 1,8 mi-lioni non studiano e non la-vorano. La disoccupazionevola al 19,4% , contro l’ 11,7% del Nord. Quella giovanile?Paurosa. La Calabria arriva al58,7%; la Campania appenasotto, con il 54,7%.

L’ultimo dato di questabreve scheda è la logica con-seguenza, vanno tutti via. So-no stati circa 700 mila i gio-vani che hanno lasciato lapropria terra, negli ultimidieci anni. Un vero e proprioesodo. Ed è questo aspettoche rende il quadro pessimi-sta. I giovani rappresentanola prova schiacciante checondanna tutto e tutti. Go-verni di vario colore hannopotuto dire e scrivere quelloche hanno voluto. Ma quan-do un ragazzo non ama la suaterra, perché lo spinge su un

treno che va lontano. E pian-ge, salvo poi forse ridere infuturo. Sorriso che si riflette-rà però su città distanti, per spazio geografico, e per cul-tura.

Dicevo, quando mancal’amore per gli ambiti di ap-partenenza, umani e territo-riali, non esiste rapportoIstat o ragionamento possi-bile a giustificare una assen-za dello Stato, inconcepibile.Soprattutto se comparatacon immensi desideri di so-stenere il Mezzogiorno, chesi possono facilmente ascol-tare in tutte le salse. Napolideve recuperare il suo ruolodi capitale del Sud, dise-gnando le linee programma-tiche, estese in tutte le dire-zioni.

A partire dal Porto, dalleinfrastrutture, dai metodi diinsegnamento a scuola e al-l’università. Deve recuperarel’orgoglio, stoppando le ste-rili lamentele ed assumendouna immagine propositiva.Ma soprattutto, deve ricon-quistare i ragazzi che tra la-crime e stenti abbandonanotutto e tutti. Ma come si puòimmaginare una qualsiasi ri-presa, con le energie più fre-sche che ci lasciano? Chi do-vrebbe azionare le leve dellarinascita?

Progetti come «Resto alSud» di Invitalia, opportuna-mente apprezzato da Impe-riali, incoraggiano a crederci.Ma non basta. Il Governoprenda atto di questi scenarie inizi ad operare con effi-cienza e chiarezza di intenti.Siamo stanchi di leggere di-samine come questa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Emigrazione Sono stati circa 700 milai giovani che hanno lasciato la propria terra, negli ultimi dieci anni

trimonio della città. Molti turi-sti prendono il treno solo perorganizzarsi un personale tourartistico tra le opere ben protet-te nelle luminose e multicolori

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