Home >Documents >Cercasi buona politica - · PDF file Cercasi buona politica SOTTO LA LENTE Più valore...

Cercasi buona politica - · PDF file Cercasi buona politica SOTTO LA LENTE Più valore...

Date post:25-Sep-2020
Category:
View:0 times
Download:0 times
Share this document with a friend
Transcript:
  • 2 Volontariato Marche2 Volontariato Marche

    EDITORIALE Cercasi buona politica

    SOTTO LA LENTE Più valore all’azione civica

    Il diritto di non soffrire

    Oltre il servizio, l’impegno civile

    Advocacy a tutto tondo

    Casa difficile casa

    Il cittadino diventa…”extra”

    ATTUALITÀ Bilancio sociale: istruzioni per l’uso

    Oltre i conti, valore aggiunto

    INTERVENTI

    Al lavoro le nuove presidenze Avm

    La terapia viaggia su onde

    Dalla strada al palcoscenico

    Lo butto? No…lo scambio!

    PROGETTI Diecimila passi per donare

    Pillole... con saggezza

    Pronto? Ti ascolto

    La scoperta delle donne

    La famiglia sempre al centro

    Un patrimonio di bellezza

    FARE PENSIERO

    L’ALTRA ECONOMIA

    LEGISLAZIONE

    AMMINISTRAZIONE E FISCO

    RECENSIONI

    GIROVAGANDO

    3

    4 6 7 8 9

    10

    11 12 14 15 17 18 20

    22 24 25 26 28 30

    34 37 39 41 44 46

    S o m m a r i o

    Volontariato

    Marche

    [email protected]

    BIMESTRALE DI INFORMAZIONE SOCIALE

    Autorizzazione Tribunale di Ancona

    n. 21/99 del 1/10/99

    Anno VIII - N. 02 / 2008

    Chiuso in redazione: il 25 marzo 2008

    DIRETTORE EDITORIALE

    Enrico Marcolini

    DIRETTORE RESPONSABILE

    Lanfranco Norcini Pala

    REDAZIONE

    Alberto Astolfi - Alessandro Fedeli - Gianluca Frattani - Chiara Principi

    Alessandro Ricchiuto - Nico Coppari - Monica Cerioni - Ivano Perosino

    Monika Ruga.

    IMPAGINAZIONE

    Gustavo Guglielmotti

    STAMPA

    Bieffe s.r.l - Recanati (MC)

    Tiratura 3100 copie

    EDITORE

    AVM (Associazione Volontariato Marche)

    DIREZIONE E REDAZIONE

    c/o CSV Marche - Via Trionfi, 2

    60127 - Ancona

    Tel. 071.2814126 - Fax 071.2814134 Stampata su carta riciclata

    certificata dall'Ecolabel europeo per i prodotti a basso impatto,

    sbiancata senza cloro

  • Volontariato Marche 3

    EDITORIALE

    MarcheVolontariato Cercasi buona politica

    Lanfranco Norcini Pala

    Appena dopo il voto politico che ha rinnovato il parla- mento la scena ci presenta un Paese esausto. L’Italia, dimentica dell’inno che la celebra, s’è seduta. Se- duta a guardare con preoccupazione il proprio futuro, in- vischiata com’è in un presente senza normalità, senza stabilità, senza entusiasmo. Sarebbe uno scenario da Day After se non fosse, invece, uno scenario da Day Before: peccato che questo “prima” (prima del nuovo governo, prima delle riforme, prima delle scelte strategiche…) si stia prolungando oltre ogni tempo ragionevolmente accettabile per problemi che crescono, ansie che aumentano, delusioni che dilagano, insicurezze che degenerano. Dare tutta la colpa alla politica sarebbe ingiusto. Così come è sostanzialmente ingiusto tacciare di antipolitica coloro che invece addebitano alla classe dirigente dell’ultimo de- cennio una qualche responsabilità sullo stato delle cose. Se c’è una osservazione da fare a chi, da una parte e dal- l’altra dello schieramento, ha guidato il Paese negli ultimi lustri, questa riguarda sicuramente la miopia con cui si è guardato a quanto stava accadendo nelle comunità locali, al disinteresse nel valorizzarne i talenti. Se fotografiamo l’Italia dall’alto del satellite vediamo un territorio cosparso di problemi. Inutile ricordarli. Chi vive la quotidianità a Milano come a Napoli, a Palermo come ad Ancona, li conosce tutti. Visto nella sua globalità questo territorio potrebbe sembrare davvero inerte e inerme. Ma se proviamo a fare uno zoom sulle realtà locali sco- priremo che, accanto ai problemi, vivono ed operano una molteplicità di esperienze forse sommesse ma non sicu- ramente sottomesse. Sono quelle realtà del volontariato, dell’associazionismo, della cooperazione, dell’autoorga- nizzazione sociale che guardano avanti, che non temono il futuro, che vogliono costruirlo e raggiungerlo. E’, questa, una Italia che non teme le difficoltà ma le af- fronta, che ai problemi risponde con le soluzioni, che non fugge di fronte alla diversità, che non ama pietismi e pia- gnistei, che è pronta a cimentarsi in “opere” di valore. E’ una Italia, insomma, che cerca la normalità. A questo volto del Paese la politica da anni non presta at-

    tenzione, non dedica tempo, non lascia spazio. Eppure, in particolare in una regione di piccoli centri come le Mar- che, queste esperienze sono i punti di riferimento di in- tere comunità, sono presidi e sentinelle del territorio, sono occasioni di partecipazione e di impegno per la soluzione dei problemi locali, nella consapevolezza di non voler tap- pare i buchi lasciati aperti dall’intervento pubblico ma di poterne essere affidabile riferimento. Anche le realtà del non profit, più o meno organizzate che siano, rischiano oggi, proprio per la miopia della politica, di finire nel tritacarne del pessimismo e della rassegna- zione. Per questo, con maggiore lucidità rispetto ad altri attori della vita sociale e civile, continuano a chiedere una poli- tica che pensi al domani, che aiuti la gente a “farcela”, che rimetta in moto l’entusiasmo e la passione della cittadi- nanza attiva. Forse, però, invece che semplicemente reclamarla, do- vrebbero oggi decidersi ad esigerla.

    Direttore Volontariato Marche

  • 4 Volontariato Marche

    SOTTO LA LENTE

    Più valore all’azione civica Per una reale democrazia partecipativa, servono davvero nuovi strumenti?

    Si reclamano strumenti di-versi per accrescere lapartecipazione democra- tica e, insieme, si dimentica di valorizzare quelli che esistono: le tante espressioni di attivismo civico che, tuttavia, restano irri- levanti nell’ambito della “poli- tics”. Si discute molto, in Italia, in Eu- ropa e nel mondo, della neces- sità di una nuova democrazia partecipativa, capace di rimettere i cittadini al centro della gestione della cosa pubblica e di superare il “circolo vizioso della sfiducia”, per cui il mondo della politica subisce la crisi di fiducia della cittadinanza e a sua volta esprime verso di essa di- sprezzo e superiorità, generando nuova e più forte sfiducia nei cittadini.

    In luce i tentativi

    istituzionali Ipotesi e tentativi, promossi o sostenuti (paradossalmente) per lo più dalle istitu- zioni, godono in questo momento di grande considerazione. Tra questi si pos- sono citare la tematizzazione della de- mocrazia partecipativa essenzialmente come consultazione (ad esempio da parte della Unione europea); il crescente affidamento che politici e intellettuali fanno sulla “democrazia deliberativa”, ossia su processi di deliberazione ope- rati da rappresentanze della cittadinanza selezionate di solito con un campionamento statistico; gli esperimenti

    di nuovi strumenti di partecipazione promossi in Italia so- prattutto dai Comuni – dai bilanci partecipativi ai bilanci di mandato, dalle iniziative di e-democracy alla progetta- zione partecipata di misure di governo del territorio o re- lative ai servizi di interesse generale. Senza nulla voler togliere a queste proposte ed espe- rienze, vorrei segnalare che il dibattito sulla necessità di

    nuove forme di democrazia par- tecipativa si fonda su un para- dosso. Esso è legato al presupposto implicito o espli- cito di tale dibattito, che ci sia un declino della partecipazione tale da richiedere, appunto, un nuovo impulso. Il punto è che nella realtà le cose sono molto differenti. Quello che mi pare che stia accadendo, infatti, è che, mentre le forme tradizio- nali o considerate canoniche della partecipazione democra- tica vivono un effettivo declino e forse una insuperabile diffi- coltà (si pensi alla appartenenza

    ai partiti o all’attività delle loro sedi o sezioni nel territo- rio), esistono da anni forme nuove e largamente diffuse di impegno civico che tuttavia non erano previste e che forse non hanno i caratteri che ci si sarebbe aspettati che avessero.

    Ecco il paradosso, quindi: mentre si auspicano nuove forme di democrazia partecipativa che prendano il posto

    Crescono associazioni, comitati e movimenti ma manca una relazione rilevante con la politica

    Giovanni Moro*

  • di quelle tramontate o inefficaci, non si ricono- sce dignità e valore po- litico a quelle che esistono. Mi riferisco a forme au- tonome di azione civica come quelle di cui sono protagonisti associa- zioni, comitati, comu- nità, movimenti, reti di cittadini organizzati – una realtà che presenta, tra l’altro, una impo- nente dimensione quantitativa (90.000 è la più recente stima della consistenza numerica di tali organizzazioni in Italia). La loro crescita è concomitante – chissà se correlata – con la crisi delle forme tradizionali della partecipazione politica.

    Il volto nuovo della democrazia

    partecipativa Che esista un tale paradosso è sicuramente comprensi- bile, perché le nuove forme di partecipazione democra- tica hanno caratteristiche che difficilmente rientrano nei paradigmi tradizionali. Per esempio esse, a differenza dei tradizionali fenomeni aggregativi riconducibili alla libertà di associazione politica, e ad onta delle stesse interpreta- zioni che ne sottolineano la vocazione di “privato so-

    ciale”, svolgono un ruolo di attori delle poli- tiche pubbliche attra- verso strategie di advocacy o di costru- zione di servizi volte a tutelare diritti o difen- dere beni comuni. Inoltre, nello svolgere questo ruolo in nume- rosi campi e in gene- rale con un’alta capacità di influire sul corso del policy ma- king, queste espres- sioni di azione civ

Click here to load reader

Embed Size (px)
Recommended